mercoledì 1 maggio 2013

Moon, un ottimo film di fantascienza low-budget


Ho recentemente approfittato della fantastica promozione 3DVD x 19,90€ di Amazon per comprare questo film del 2009 del quale avevo già letto alcune buone recensioni. Il film è la prima regia del figlio di David Bowie, Duncan Jones, ed è stato realizzato con un budget di 5 milioni di Dollari che in effetti, per un film di fantascienza, è veramente poco (Sunshine, considerato anch'esso un film di fantascienza indipendente, ne è costati 50). Il film ha praticamente un solo attore, il bravissimo Sam Rockwell ed è ambientato quasi tutto in una base lunare, con solo qualche scena in esterna. Non posso dire molto del film perché rischierei di svelare alcuni colpi di scena quindi cercherò di dire solo lo stretto indispensabile per dare l'idea generale.


La trama

In un prossimo futuro la Terra riesce a produrre energia tramite il processo di fusione nucleare sfruttando l'Elio-3 raccolto sulla Luna. L'azienda che si occupa della raccolta è la Lunar Industries che, per spendere il meno possibile, ha calcolato che basta un solo uomo sulla base lunare per controllare le macchine di estrazione. Ha dunque deciso di stipulare con gli operatori mandati sulla Luna dei contratti triennali. Sam Bell (Sam Rockwell) sta finendo il suo contratto, entro due settimane si concluderanno i suoi tre anni sulla luna e potrà finalmente tornare da moglie e figlia. Negli ultimi periodi però comincia a non stare molto bene, soffre di allucinazioni e parla sempre più frequentemente con se stesso. Un giorno rimane coinvolto in un grave incidente e da quando si sveglierà nel lettino dell'infermeria della base niente sarà più lo stesso.





Cosa mi è piaciuto

GERTY, l'unico compagno di viaggio di Sam
  • Fantascienza vecchio stile. Moon, anche a causa delle ristrettezze economiche, non è un film di fantascienza tutti-effetti-speciali come quelli ai quali siamo stati abituati negli ultimi tempi. Il film si svolge quasi tutto dentro la claustrofobica base lunare in stile film anni '70-'80. Pareti bianche, computer con schermi vecchio stile e un robot poco evoluto (GERTY, che in lingua originale ha la voce di Kevin Spacey), unico compagno di viaggio di Sam. La base è stata costruita completamente negli Shepperton Studios, nel Regno Unito, e la troupe vi si chiudeva dentro ogni volta per le riprese che sono durate in totale 33 giorni. A me è piaciuto perché torna al vecchio tipo di film di fantascienza, quello in cui non era importante lo stupore degli effetti speciali e delle nuove visioni, bensì lo studio dell'animo umano. Qui si studiano l'isolamento e la solitudine resi reali e strazianti dalla location e dall'alienato Sam Rockwell.

  • Sam Rockwell. E' praticamente l'unico attore del film e a volte deve anche recitare con se stesso (si vede già nel trailer, non svelo niente di strano). E' bello vedere la sua personalità scissa in un corpo malato, stanco, asfissiato dalla solitudine e rassegnato e in un corpo giovane, atletico, pieno di rabbia e speranze. Lo vediamo trascinarsi esausto e confuso per la base e contemporaneamente tenersi in allenamento sul tapis roulant con la mente ancora vigile e attenta. Ha dovuto girare le scene più volte, nella parte di uno o dell'altro Sam, ricordandosi dov'era col personaggio precedente per potersi muovere a tempo con quello della parte che recitava al momento. Come guida gli veniva fornito solo l'audio dell'altra parte di scena in modo da poter rispondere con le giuste tempistiche. L'effetto è ben riuscito ed è particolarmente divertente la scena in cui i due Sam giocano a ping pong.

  • Le scene in esterna. Le scene sulla superficie lunare con il rover, il mezzo di trasporto che usa Sam sulla superficie lunare, e le estrattrici sono state realizzate alla vecchia maniera, con modellini. Anche questo riesce bene, con la luce e la fisicità che alcune scene in computer grafica non riescono a dare. I modellini del rover e dell'estrattrice sono stati realizzati in due scale diverse (alcuni sono di circa 30cm, altri di più di 1m) per le riprese da vicino e da lontano. Per ricreare le atmosfere il regista si è affidato alle immagini della missione spaziale giapponese SELENE e alle foto della raccolta fotografica Full Moon di Micheal Light.



Curiosità


E' interessante notare che il regista è figlio di David Bowie che nel 1969 produsse il suo secondo album, Space Oddity, influenzato dalla visione di 2001: Odissea nello spazio (del 1968), lo stesso anno della missione Apoolo 11, quella in cui Neil Armstrong mise piede sulla luna. La traccia Space Oddity parla dell'alienazione di Major Tom in spedizione sulla Luna. 
Mi è piaciuto trovare riferimenti con Limit (romanzo recensito in questo blog) non solo per il tema trattato, Elio-3, Luna, etc., ma anche per lo stesso cantante che viene ricordato da Schatzing con una comparsa nel suo romanzo da ormai settantottenne. 
Non è finita qui con i collegamenti al mondo della musica. Tra i produttori c'è anche la moglie di Sting, Trudie Styler, che si è detta particolarmente affezionata al film perché tratta dello sfruttamento delle persone da parte delle grandi imprese.
La colonna sonora è firmata da Clint Mansell lo stesso della celeberrima colonna sonora di Requiem for a Dream.



Il DVD

Il DVD contiene (incredibilmente) degli interessanti extra, oltre ai soliti commenti dei registi si trovano infatti:
  • Whistle, un corto di Duncan Jones. Trattasi proprio di un cortometraggio di circa mezzora su un assassino su commissione che usa una specie di cannoncino di precisione a lungo raggio. ( O_O ) Molto carino!
  • Making of del film;
  • Effetti visivi;
  • Domande e risposte alla proiezione del film alla NASA;
  • Domande e risposte al Sundance Film Festival;
  • Trailer;
  • Trailer vari.
Link Amazon (attualmente a 6,92€)


Mi pare di aver detto tutto quello che dovevo dire. Io ve lo consiglio. Originale esordio alla regia, senza troppe pretese e con un ottimo protagonista.

sabato 13 aprile 2013

Departures


Parlare della morte non è mai semplice. Conviverci e accettarla è ancora più difficile. Departures, film giapponese del 2008 diretto da Yojiro Takita, affronta il tema della morte e della perdita dei propri cari con leggerezza e con profondità insieme, risultando uno splendido film dolce-amaro, che tratta l'argomento da un inusuale punto di vista.

Daigo Kobayashi fa il violoncellista in un'orchestra di Tokyo. Quando l'orchestra chiude i battenti si trasferisce con sua moglie nel suo paese natale, nella casa dove aveva vissuto con sua madre. In cerca di un lavoro, un giorno trova in un giornale l'annuncio:
Qualsiasi età, ottimo stipendio, poche ore di lavoro effettivo, regolare assunzione. Assistiamo coloro che partono per dei viaggi. Non è richiesta esperienza.
Chi non risponderebbe ad un annuncio di lavoro così? Dopo un brevissimo colloquio Daigo scopre di essere stato assunto come tanatoesteta, ovvero non per assistere viaggiatori qualsiasi ma per assistere coloro che partono per IL viaggio, il sereno, ultimo viaggio, la morte.


Cosa mi è piaciuto:

  • La musica. Essendo io musicista, non ho potuto non sentire l'affinità con Daigo. Quanti di noi hanno studiato musica per anni e anni, hanno amato il loro strumento come un figlio e poi si sono resi conto di non essere all'altezza di ciò che viene loro richiesto ai livelli più alti, ovvero quelli con uno stipendio che ti consenta di vivere della tua passione? Quanti di noi dopo tendiniti, vesciche e calli hanno dovuto deporre lo strumento e mettersi a fare dell'altro? Il rapporto di Daigo col violoncello è realistico, senza fronzoli. L'orchestra ha chiuso, non lo prenderanno mai in un'orchestra più grande e il violoncello che sta pagando a rate è troppo costoso per continuare a tenerlo e quindi lo rende. Ma solo perché non si decide di fare i musicisti per vivere non vuol dire che non si sia più musicisti. La musica ci resta nell'anima e ci consola e rafforza ogni volta che può, e lo strumento ci chiama sempre, come una sirena, dai meandri oscuri delle stanze in cui pensavamo d'averlo sepolto. Anche Daigo prende sempre il suo violoncello quando deve pensare e quando vuole rasserenare i pensieri. Non è più il suo bellissimo violoncello da orchestra, è uno più piccolo, di quando da bambino prendeva confidenza con corde e archetto per le prime volte, ora nelle sue mani gli sembra un giocattolino, ma l'affetto per quello strumento è sempre forte e tangibile. Masahiro Motoki, l'attore che interpreta Daigo, ha preso lezioni di violoncello e nelle interviste i suoi colleghi dicono che lo suonava ogni volta che aveva un minuto libero. Certo violoncellisti non lo si diventa dall'oggi al domani ma lo sforzo è sicuramente apprezzabile.
  • La morte che non pesa. L'agenzia per cui va a lavorare Daigo è una specie di Impresa Funebre giapponese. I tanatoesteti però sono una figura un po' più legata alle tradizioni nipponiche. In particolare si occupano della ricomposizione e della vestizione dei defunti davanti alla loro famiglia. All'inizio lo stesso protagonista è disgustato nel sapere il reale campo di lavoro dell'Impresa, tuttavia, dopo un interessante anticipo dello stipendio, decide di provare, e il disgusto si trasforma in paura. Le persone del paese non vedono di buon occhio il suo nuovo lavoro e lui non riesce neanche a dirlo a sua moglie. Eppure quando i parenti dei defunti vedono il risultato del suo lavoro sono commossi. Poter vedere il proprio caro di nuovo sorridente e sereno, o poterlo vedere per l'ultima volta proprio per quello che era (vd. scena iniziale), vedere la cura e la delicatezza con le quali Daigo e il suo capo compiono il rito, dà la forza di accettare il passato e continuare con il proprio futuro. La morte è dunque una componente importante del film ma non l'hanno fatta pesare, è una riflessione tra malinconia e pace, non si vede cruda disperazione. Anche qui Masahiro Motoki ha studiato presso un tanatoesteta l'arte della preparazione dei defunti.
  • La famiglia. Tema centrale del film è anche la famiglia. Daigo è stato abbandonato dal padre, del quale conserva però bei ricordi, e non è stato vicino a sua madre quando è morta. Tra i rimorsi e la  tristezza del suo passato sta cercando di crearsi la sua famiglia, con la dolcissima moglie Mika (Ryoko Hirosue) che gli resterà accanto quando perde il lavoro all'orchestra. Non sarà facile per lui gestire la sua vita e il suo lavoro e le bugie sono fatte per essere svelate...
  • Il colloquio di lavoro. Stupendo! Magari avere tutti dei colloqui di lavoro così! Bravissimo anche Tsutomu Yamazaki che interpreta il "datore di lavoro" di Daigo. Non spoilero niente ma è da vedere! :)

IL DVD

Io ho l'edizione normale (link Amazon) ha qualche intervista come extra. Esiste una versione nell'edizione Le Nuvole Feltrinelli con anche un libro che NON è l'autobiografia di Aoki Shinmon, Coffinman: The Journal of a Buddhist Mortician, sulla quale è basato il film, ma è un libretto che s'intitola Partenze con una presentazione di Fabrizio Liberti e approfondimenti sulla sceneggiatura (link Feltrinelli).








Ecco il trailer del film. Consigliatissimo, un piccolo gioiellino! Una piacevole immersione nella cultura e nei riti giapponesi.


giovedì 28 marzo 2013

Il Lato Positivo


Bel film nelle sale dal 7 Marzo! Il film è tratto dal romanzo L'orlo argenteo delle nuvole (The Silver Linings Playbook) di Matthew Quick. Il titolo originale si riferisce ad un quadernetto, non presente nel film, dove Pat annota le buone intenzioni (che lui chiama silver linings, fodere d'argento) per sistemare la sua vita ed avere il suo lieto fine. Il regista è David O. Russel che io ho conosciuto per la prima volta nel bel The Fighter con Mark Wahlberg e Christian Bale. 


La trama

Pat (Bradley Cooper) è un bipolare ossessivo potenzialmente pericoloso appena dimesso dall'ospedale psichiatrico. Va a stare dai suoi genitori (Robert De Niro e Jacki Weaver) e ha un'ordinanza restrittiva nei confronti della sua vecchia casa, della sua ex-moglie e del suo vecchio posto di lavoro. Da quando esce dall'ospedale si impegna per sistemare tutto quello che si era lasciato alle spalle e, in particolare, è ossessionato dalla sua ex-moglie, Nikki, che vuole riconquistare ad ogni costo e della quale nessuno gli vuole parlare. Mentre tenta di rimettere insieme i pezzi della sua vita conosce Tiffany (Jennifer Lawrence), giovane vedova a pezzi dopo la morte prematura del marito. Tiffany convincerà Pat a partecipare con lei ad una gara di ballo dalla quale dipenderanno scommesse, ristoranti, promesse e amori.



Cosa mi è piaciuto

  • Bradley Cooper. Nei suoi occhi si vede tutta la malinconia della sua vita, un'anima smarrita in un mondo che spesso lo sconcerta. Difficilmente ci dimenticheremo di Pat che esce di casa avvolto dal suo sacchetto nero di plastica e si mette a correre. E' bello anche notare come cambia dall'inizio alla fine del film e come l'attore riesca ad evidenziare i momenti di lucidità di Pat contro quelli di smarrimento. Bravo, speriamo la smetta di fare sequel di Una Notte da Leoni (è in previsione il 3...dai...l'1 era carino ma il 2 faceva pena!)!
  • Jennifer Lawrence. Quando Pat e Tiffany si conoscono intraprendono a tavola un'intensa discussione sulle loro esperienze con vari psicofarmaci davanti allo sguardo allibito degli altri commensali. Anche lei, insomma, ha qualche difficoltà nel gestire la sua vita. Al contrario di Bradley Cooper, Jennifer Lawrence non ha letto il libro e non si è documentata in modo particolare sui disturbi mentali del suo personaggio. Ha detto che voleva semplicemente rappresentare un personaggio imprevedibile e neanche lei voleva sapere prima cos'avrebbe fatto o detto Tiffany. Ci riesce bene, Tiffany è un bel personaggio. Per quanto abbia anche lei dei problemi è più solida di Pat, ma senza la risolutezza di quest'ultimo. Lei e Bradley Cooper saranno di nuovo insieme in Serena.
  • Il ballo finale. Per il ballo finale gli attori non hanno usato contromisure, tutta farina del loro sacco dunque. Mi è proprio piaciuto! Era un misto tra il balletto di Olive alla fine di Little Miss Sunshine e il tango di Un Matrimonio all'Inglese con Colin Firth e Jessica Biel, comico e passionale insieme!
  • La pazzia. Il figlio del regista ha la sindrome bipolare e il disordine ossessivo-compulsivo come il protagonista del film e, per questo motivo, questo tema gli era particolarmente caro. Mi è piaciuto come ha introdotto l'argomento, introducendo personaggi che di mentalmente sano non hanno molto eppure vivono la loro vita senza essere giudicati o imbottiti di psicofarmaci come Pat e Tiffany. Dov'è il confine tra equilibrio e follia? Forse l'amico di Pat succube della moglie è più "normale" di Danny, il ricoverato all'ospedale psichiatrico ossessionato dai suoi capelli e fuggitivo recidivo? O forse il padre di Pat, con le sue manie e la sua scaramanzia, è meglio di suo figlio? Credo di no. E allora perché gli uni vengono trattati come appestati e gli altri no? Chi determina qual'è il limite? A me ha fatto un po' pensare...


Insomma...vi consiglio questo film! Nonostante tratti un tema impegnativo non risulta mai pesante, anzi, scorre veloce, grazie anche alle note comiche del bravissimo De Niro. Non "non mi è piaciuto" niente questa volta! ;)