giovedì 28 marzo 2013

Il Lato Positivo


Bel film nelle sale dal 7 Marzo! Il film è tratto dal romanzo L'orlo argenteo delle nuvole (The Silver Linings Playbook) di Matthew Quick. Il titolo originale si riferisce ad un quadernetto, non presente nel film, dove Pat annota le buone intenzioni (che lui chiama silver linings, fodere d'argento) per sistemare la sua vita ed avere il suo lieto fine. Il regista è David O. Russel che io ho conosciuto per la prima volta nel bel The Fighter con Mark Wahlberg e Christian Bale. 


La trama

Pat (Bradley Cooper) è un bipolare ossessivo potenzialmente pericoloso appena dimesso dall'ospedale psichiatrico. Va a stare dai suoi genitori (Robert De Niro e Jacki Weaver) e ha un'ordinanza restrittiva nei confronti della sua vecchia casa, della sua ex-moglie e del suo vecchio posto di lavoro. Da quando esce dall'ospedale si impegna per sistemare tutto quello che si era lasciato alle spalle e, in particolare, è ossessionato dalla sua ex-moglie, Nikki, che vuole riconquistare ad ogni costo e della quale nessuno gli vuole parlare. Mentre tenta di rimettere insieme i pezzi della sua vita conosce Tiffany (Jennifer Lawrence), giovane vedova a pezzi dopo la morte prematura del marito. Tiffany convincerà Pat a partecipare con lei ad una gara di ballo dalla quale dipenderanno scommesse, ristoranti, promesse e amori.



Cosa mi è piaciuto

  • Bradley Cooper. Nei suoi occhi si vede tutta la malinconia della sua vita, un'anima smarrita in un mondo che spesso lo sconcerta. Difficilmente ci dimenticheremo di Pat che esce di casa avvolto dal suo sacchetto nero di plastica e si mette a correre. E' bello anche notare come cambia dall'inizio alla fine del film e come l'attore riesca ad evidenziare i momenti di lucidità di Pat contro quelli di smarrimento. Bravo, speriamo la smetta di fare sequel di Una Notte da Leoni (è in previsione il 3...dai...l'1 era carino ma il 2 faceva pena!)!
  • Jennifer Lawrence. Quando Pat e Tiffany si conoscono intraprendono a tavola un'intensa discussione sulle loro esperienze con vari psicofarmaci davanti allo sguardo allibito degli altri commensali. Anche lei, insomma, ha qualche difficoltà nel gestire la sua vita. Al contrario di Bradley Cooper, Jennifer Lawrence non ha letto il libro e non si è documentata in modo particolare sui disturbi mentali del suo personaggio. Ha detto che voleva semplicemente rappresentare un personaggio imprevedibile e neanche lei voleva sapere prima cos'avrebbe fatto o detto Tiffany. Ci riesce bene, Tiffany è un bel personaggio. Per quanto abbia anche lei dei problemi è più solida di Pat, ma senza la risolutezza di quest'ultimo. Lei e Bradley Cooper saranno di nuovo insieme in Serena.
  • Il ballo finale. Per il ballo finale gli attori non hanno usato contromisure, tutta farina del loro sacco dunque. Mi è proprio piaciuto! Era un misto tra il balletto di Olive alla fine di Little Miss Sunshine e il tango di Un Matrimonio all'Inglese con Colin Firth e Jessica Biel, comico e passionale insieme!
  • La pazzia. Il figlio del regista ha la sindrome bipolare e il disordine ossessivo-compulsivo come il protagonista del film e, per questo motivo, questo tema gli era particolarmente caro. Mi è piaciuto come ha introdotto l'argomento, introducendo personaggi che di mentalmente sano non hanno molto eppure vivono la loro vita senza essere giudicati o imbottiti di psicofarmaci come Pat e Tiffany. Dov'è il confine tra equilibrio e follia? Forse l'amico di Pat succube della moglie è più "normale" di Danny, il ricoverato all'ospedale psichiatrico ossessionato dai suoi capelli e fuggitivo recidivo? O forse il padre di Pat, con le sue manie e la sua scaramanzia, è meglio di suo figlio? Credo di no. E allora perché gli uni vengono trattati come appestati e gli altri no? Chi determina qual'è il limite? A me ha fatto un po' pensare...


Insomma...vi consiglio questo film! Nonostante tratti un tema impegnativo non risulta mai pesante, anzi, scorre veloce, grazie anche alle note comiche del bravissimo De Niro. Non "non mi è piaciuto" niente questa volta! ;)

mercoledì 13 marzo 2013

Maratona di Star Wars...


Buongiorno a tutti! Sono reduce da un week-end a base di Star Wars e vorrei dunque commentare quest'esperienza. La serie è conosciutissima e amata da tutti gli appassionati di fantascienza quindi ho pensato che una recensione dei film in sè non avrebbe avuto senso. Vi parlerò allora di come sono andati questi due giorni, delle discussioni  e delle conclusioni cui siamo giunti durante la visione dei 6 film principali della serie.


  • Prima discussione...in che ordine guardare i film??
    Eh...questa è una bella domanda. Guardarli nell'ordine d'uscita o guardarli nel giusto ordine temporale della storia? Dopo varie discussioni su WhatsApp e dopo aver resistito alla tentazione di disinstallare l'applicazione almeno una ventina di volte da quante notifiche arrivavano, si è optato per l'ordine d'uscita. La principale argomentazione è stata che il gap tecnologico, guardando i film nell'altro ordine, sarebbe stato potenzialmente fatale.
    Seguendo questa logica abbiamo allora visto:

    GIORNO 1
    Episodio 4 - Una Nuova Speranza - 02h04'
    Episodio 5 - L'Impero Colpisce Ancora - 02h07'
    Episodio 6 - Il Ritorno dello Jedi - 02h14'

    GIORNO 2
    Episodio 1 - La Minaccia Fantasma - 02h16'
    Episodio 2 - L'Attacco dei Cloni - 02h22'
    Episodio 3 - La Vendetta dei Sith - 02h20'

    TOTALE - 13h23'

    Alla fine non è stata male come decisione perché sabato avevamo meno tempo e i primi film della serie sono meno pesanti degli altri. Inoltre, in effetti, parlando degli effetti speciali è molto meglio quest'ordine.


  • Discussione sui Sith.
    Allora...i Sith sono una razza E gli antagonisti dei Jedi ovvero gli utilizzatori del Lato Oscuro della Forza. Ho rischiato il linciaggio quando ho sostenuto che fossero solo gli antagonisti quindi facciamo un po' di chiarezza! In effetti c'è un po' di confusione sull'argomento ma, affidandomi alla Wookieepedia ( XD ) e al mio fantastico libro Il Cammino Jedi, posso concludere che la specie dei Sith era una specie  dalla pelle rossa originaria di Korriban. I seguaci del Lato Oscuro e questa razza condividevano la stessa idea di potere e le loro culture si mescolarono a tal punto che, anche se la razza si estinse, la parola Sith passò ad indicare in generale gli adepti del Lato Oscuro. Il Codice Sith inoltre deriva proprio dal credo del popolo Sith. Dopo la Guerra Finale tutti pensavano che i Sith (gli anti-Jedi) si fossero estinti ma in realtà avevano continuato a sopravvivere seguendo la cosiddetta Regola dei Due (un maestro e un apprendista) che ha poi generato Darth Sidious. +Stefano Degrassi Darth Maul NON è di razza Sith! Questo qua sotto è di una delle due sottospeci originali di Sith! Xb 

Massassi KotORCG


  • Come diavolo si chiamano i droidi??
    Non si sa perché agli italiani piaccia tanto incasinare le cose! Nella serie degli anni '80 avevano chiamato il drone protocollare D-3BO, anziché C-3PO come l'originale. L'astrodroide invece è stato chiamato C1-P8 anziché R2-D2. Nella nuova trilogia sono stati ristabiliti i nomi originali e da qui la confusione generale e il pericolo di cominciare a credere di essere pazzi se si guardano le due trilogie in due giorni. 
C-3PO e R2-D2

  • La bruttezza di Luke e Leila!
    Ahahah diciamocelo...sono proprio brutti! In più nel doppiaggio hanno messo a Leila una voce veramente poco femminile (scusa Ottavia Piccolo!) quando in realtà l'attrice Carrie Fisher ha una bella voce...poverina! Con dei genitori così belli come hanno fatto ad uscire così? Per me è a causa del trauma alla fine del terzo episodio...Mah!
  • Cibo!
    Sono stati ingurgitati 2 polletti, non so quante salsicce, un sacco di crocchette surgelate, uno di patatine fritte surgelate, uno di patatine con le frange surgelate, 2 sacchi grandi di patatine, 1 sacco di Nachos, non ho idea di quanti fossero i pistacchi ma li mangiavano in continuazione, 2 teglie di pasta pasticciata (grazie +Anna Lion  e Gisella), tonno, arance (le ho prese io! Che salutista!...facevano schifo...ma col tonno erano buone!), pizza e un tiramisù. Dimenticavo tè e Savoiardi e due colazioni da Mazzari con tortine di riso a go go!

  • Conclusioni...
    A parte il fatto che il giorno dopo la maratona io e Marco avevamo 38 di febbre, alla fine della visione si può giungere ad un'unica grande verità: il vero, grande protagonista della serie, l'eroe, il punto di forza, l'ancora di salvezza, il genio è............R2-D2! Anche se non abbiamo ancora capito come fa a fare i gradini nella vecchia serie! Ti adoriamo! La forza sia sempre con te!


Buona maratona a tutti! ;)

mercoledì 6 marzo 2013

The Artist




Tempo fa ho comprato The Artist in edizione Feltrinelli-Le Nuvole e ho finalmente avuto l'occasione di vederlo e di leggere il libricino Senza Parole fornito col DVD.
Intanto cos'è The Artist: è un film francese, muto e in bianco e nero del 2011. Ha spazzolato un elenco infinito di premi; Oscar, Cannes, BAFTA, Golden Globe, etc. Nell'era dell'evoluzione cinematografica verso il digitale e il 3D il regista Michel Hazanavicius ha scommesso su questo film e la sua intraprendenza è stata premiata.
Il film parla di George Valentin (Jean Dujardin), idolo del cinema muto americano degli anni '30, che subisce il declino a causa dell'avvento del sonoro. Lo sconvolgimento delle metodologie di recitazione, da una pura arte visiva a quella più complessa, visiva e sonora, del cinema attuale, lo portano a sviluppare una vera e propria fobia del sonoro. Caduto in depressione e ridotto sul lastrico anche a causa del crollo della borsa del 1929, troverà il sostegno della giovane attrice Peppy Miller (Berenice Béjo), oltre a quello del suo affezionato maggiordomo (James Cromwell) e del suo cane.
Come al solito SPOILER IN ROSSO.

Cosa mi è piaciuto:

  • Il protagonista, Jean Dujardin. Bravissimo. Quest'attore ha una fortissima capacità comunicativa, sia coi primi piani, con l'espressività facciale, sia sul lungo campo, con la mimica del corpo. Stupendo il passaggio dai suoi giorni felici, dove risplende con un sorriso leggero e spensierato, a quelli della caduta, dove trascina il suo corpo da un bar all'altro in un mondo che non è più suo. Pare che, per dare la sensazione di pesantezza del passo nella fase di disperazione, abbiano usato delle scarpe con suole appesantite. Inoltre hanno giocato sui colori o, meglio, sulla scala di grigi, per evidenziare il periodo allegro con il forte contrasto bianco/nero dello smoking e il periodo di depressione con abiti grigi.

  • La colonna sonora. Vincitore dell'Oscar come Miglior Colonna Sonora, il compositore Ludovic Bource ha lavorato ispirandosi alle musiche del cinema muto degli anni d'oro (Chaplin, Max Steiner, Franz Waxman, Bernard Hermann,etc.), passando per i grandi compositori romantici come Brahms e  arrivando infine a Ravel, Debussy e Prokofiev. La colonna sonora è fortemente orchestrale ed è stata eseguita dall'Orchestra Filarmonica delle Fiandre, a Bruxelles. Inutile dire che qui la musica è praticamente una seconda protagonista del film ed adempie alla non semplice funzione di trasmettere tutte le emozioni e di chiarire le varie situazioni che si presentano. Bella. Dal tema di Peppy all'oboe sibillino, dalla classica al jazz del tip tap.

  • La co-protagonista, Berenice Béjo. Anche lei molto brava. Mi è piaciuta la scena in cui gira per il camerino di George e si ritrova ad abbracciarsi col manichino coi vestiti dell'attore.

  • Il cane. Stupendo!

  • C'è l'errata convinzione che un film così possa essere noioso. Vista l'impossibilità di avere lunghi discorsi e l'aiuto delle parole, con questo tipo di film le trame sono molto più semplici di quelle attuali. La musica e la storia scorrono velocemente e le immagini rendono la comprensione immediata. Il bianco e nero è sfruttato sapientemente e le diverse gradazioni di grigio aiutano a capire l'atmosfera. Sentendo "è un film muto e in bianco e nero" alcuni desistono subito dal guardarlo pensando erroneamente che sia pesante, il film è invece leggero e scorrevole quindi...non temete!

  • Il film è muto per rispecchiare la mente del protagonista. Malgrado ai protagonisti sia richiesta più del normale la capacità espressiva, il film non è girato come un vero film muto. Ovvero i movimenti e le espressioni, anche se lievemente accentuati, sono naturali e non fortemente marcati e un po' fittizi come quelli dei film muti originali. Per capire la differenza si può fare il confronto con le espressioni di Dujardin nei finti film muti del film. Il muto viene dunque usato per rappresentare la concezione anti-sonoro del protagonista. Emblematico è il sogno di George dove vengono introdotti i suoni di un bicchiere, delle risate e persino di una piuma che, cadendo per terra, provoca un boato assordante. Infine, quando anche George piega il suo orgoglio al nuovo mondo cinematografico, sentiremo finalmente la sua voce.


Cosa si poteva approfondire:


  • Lo sconvolgimento delle innovazioni tecnologiche. In questo film, questo tema è usato come un mezzo. Il regista stesso ha detto che lui non è interessato alla rappresentazione della realtà, e dunque ad una rappresentazione storica di quegli anni, bensì alla sperimentazione di queste vecchie tecniche di ripresa. Ha deciso di ambientarla in quegli anni e proprio finché il mondo cinematografico era in subbuglio in un secondo momento e ha optato per una storia d'amore perché erano quelle che meglio funzionavano all'epoca. Tuttavia il tema è sfiorato e mi sarebbe piaciuto vederlo sviluppato. Proprio recentemente parlavo con un amico de L'Illusionista, il film d'animazione del 2010 su soggetto di Tati, di Hugo Cabret, che parla di Méliès e di Tolkien. In tutti e tre questi personaggi è forte il rimorso per l'avvento delle nuove tecnologie e, in particolare nei due registi, la sensazione di alienazione da un mondo che s'impoverisce più velocemente di quanto loro non riescano a sopportare.  Sarebbe stato bello capire perché alcuni artisti abbiano rifiutato il passaggio al sonoro e come questi pensassero che la nuova invenzione degradasse la loro arte.


Il DVD:


Visto che è muto non interessa molto sapere la lingua...in ogni caso le poche frasi scritte sono in inglese sottotitolato. Come extra c'è un'intervista al regista e il trailer, poca cosa insomma. In compenso nel libretto ci sono le interviste al regista, a Dujardin, alla Béjo e a Bource, alcuni articoli e una riflessione storica su quell'epoca.








Concludo riportando una frase dall'articolo "Bello da ammutolire" di Vincenzo Cerami ne Il Sole 24 Ore perché mi sembra un buon riassunto:
Michel Hazanavicus s'è un po' arrampicato sugli specchi per far tornare i conti di un film che rischiava di annodarsi su se stesso e del gioco a carte scoperte del cinema nel cinema. Il partito preso del muto a tutti i costi rimane come un nodo risolto poeticamente e irrisolto narrativamente. Ma gli spettatori in sala, incantati dalle immagini, dall'ironia della scrittura e soprattutto dalla straordinaria bravura di Dujardin e della Béjo, quasi subito rimangono coinvolti senza porsi troppe domande sulla logicità del racconto. Ritrovano il gusto dei tempi in cui il cinema era tutto da scoprire.

Buonanotte e buona visione ragazzi...;)